8 marzo: son tutte belle le donne del mondo

Oggi è la festa della donna e credo che l’augurio migliore che si possa fare sia quello che, con l’andar del tempo, questa giornata, che dovrebbe far riflettere su quanto siamo ancora lontani dal riconoscere pienamente i diritti della donna, possa perdere sempre più significato.

Questo vorrebbe dire aver superato gli stereotipi, le violenze di genere, le problematiche che le donne hanno sul lavoro e nella loro piena realizzazione come esseri umani.

Permettetemi però di sottolineare come gli stereotipi, a volte, agiscano in senso inverso. Nel caso della chirurgia plastica ed estetica, spesso si parla di “eccessi”, di voglia di apparire, quando invece molto spesso i pazienti (che non sono solo donne, vale la pena sottolinearlo) si rivolgono al proprio medico specialista non per “frivolezza”, ma per stare meglio con se stessi.

Non è forse un pregiudizio ritenere inutile un intervento che può aiutare una persona ad accettare il proprio corpo, dandole gioia, una maggiore sicurezza e consapevolezza di sé?

Del resto, non è forse uno stereotipo penalizzante il pensare che una donna non abbia la capacità e la possibilità di scegliere consapevolmente di sottoporsi a un intervento che lei ritiene utile?

Se la festa della donna è la celebrazione dei diritti e delle conquiste sociali delle donne, perché mai non dovrebbero liberamente poter scegliere di sentirsi a proprio agio con il proprio aspetto, e perché no, di sentirsi belle.

La bellezza, certo, non è un concetto universale, ma il dizionario dell’Oxford Languages la definisce come “la qualità capace di appagare l’animo attraverso i sensi, divenendo oggetto di meritata e degna contemplazione”. È non è forse un diritto, anche per le donne, quello di sentirsi appagate?

La filosofa di fama internazionale Nicla Vassallo, in un recente articolo su Scienza in rete , sottolinea proprio come siano le donne a dover scegliere “senza cadere nella trappola della superficialità e del ricorso non ponderato alla chirurgia plastica”.

Qualsiasi specialista serio, del resto, segue le sue pazienti nel percorso che porta, eventualmente, alla decisione di intervenire, suggerendo consigli e soluzioni personalizzate per le proprie pazienti.

La professoressa Vassallo non si riferisce alla chirurgia plastica in quanto tale, ma al diritto delle donne di fare scelte consapevoli anche in questo campo, se utili al proprio benessere, chiudendo l’articolo con un passo che vale la pena riportare.

“Limitarsi a sostenere che il ricorso di una donna alla chirurgia plastica è stabilito da condizioni coercitive comporta negarle una qualsiasi conoscenza riguardo alle proprie decisioni, e infine attribuirle l’inabilità di optare per il meglio, ovvero smentire la sua bellezza interiore. Mi pare quindi scorretto, nonché ingiusto, dichiarare che la chirurgia plastica non riesca a costituire in alcun caso una modalità attraverso cui alcune donne, … riescano a conquistare un buon controllo sulle proprie vite.”

Buon International Women’s Day! Buon 8 marzo!